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Cultura e Scienza

Il Jazz ha origine nella Valle del Belìce? La storia di Nick La Rocca

Nel 1917 il jazz diventa musica mondiale grazie a un disco. A guidare la band c'è il figlio di un emigrato di Salaparuta. La storia di Nick La Rocca, raccontata da dove tutto è cominciato.

Il Jazz ha origine nella Valle del Belìce? La storia di Nick La Rocca

Nel 1917 il jazz diventa musica mondiale grazie a un disco. A guidare la band c’è il figlio di un emigrato di Salaparuta. La storia di Nick La Rocca, raccontata da dove tutto è cominciato.

Una trombetta dentro un baule

C’è un oggetto, all’origine di questa storia, che vale più di mille parole: una cornetta. Non si trova in un museo di New Orleans, ma dentro un baule da emigrante, sotto i vestiti buoni e i ricordi di un paese lasciato per sempre.

È la cornetta di Girolamo La Rocca, calzolaio di Salaparuta, piccolo comune della Valle del Belìce.[^1]

Girolamo non era solo un ciabattino. Era anche un suonatore di cornetta, che dalla sua Salaparuta aveva portato con sé lo strumento che suonava nella banda del paese.[^1] Quando, come migliaia di siciliani, decise di affidare all’America le sue speranze di un futuro migliore, quella cornetta partì con lui.

Da quel medesimo strumento, anni dopo, sarebbe partito uno degli eventi musicali più importanti del Novecento. A riscoprirlo, rovistando tra le cose del padre, fu un ragazzino testardo: Dominic James “Nick” La Rocca.[^1]

La Valle del Belìce di fine '800

Per capire Nick La Rocca bisogna prima capire da dove veniva la sua famiglia. Salaparuta è un piccolo comune dell’entroterra trapanese, dentro la Valle del Belìce.[^2] Dopo la guerra di secessione americana, dai porti di Palermo e Trapani salpavano navi cariche di agrumi e ortaggi, scambiati a New Orleans con il cotone; su quelle stesse navi si imbarcavano migliaia di emigranti.[^3]

Era la grande emigrazione siciliana: gente che scambiava la propria terra con una promessa.

New Orleans, città portuale e crocevia di mondi, fu una delle mete.

Lì arrivò Girolamo La Rocca, e lì, nel 1889, nacque suo figlio Nick.[^2]

Questo è il primo nodo della nostra storia: il jazz, musica simbolo dell’America moderna, ha una delle sue radici in un paese della Valle del Belìce. Non perché il jazz sia “nato” a Salaparuta, ma perché la traiettoria di chi lo portò per primo su un disco comincia esattamente qui, tra le case di un piccolo comune siciliano.

New Orleans: un melting pot e limbo per i siciliani

New Orleans, a cavallo tra i due secoli, era una città unica al mondo. Convivevano, non sempre pacificamente, francesi, spagnoli, irlandesi, afroamericani e italiani.[^2] Era un calderone di culture, lingue e suoni: ed è da questo calderone che il jazz emerge.

Per i siciliani la posizione era scomoda. Discriminati dai bianchi, guardati con sospetto dagli afroamericani, gli immigrati siciliani vivevano in una sorta di limbo sociale.[^2] Costretti ai lavori più umili, capitava così che siciliani e afroamericani si trovassero fianco a fianco, negli stessi mestieri e nella stessa emarginazione.[^4]

È un dettaglio che spiega molto. In quella prossimità nacque un contatto musicale. Molti immigrati siciliani non sapevano leggere la musica, ma portavano con sé la tradizione delle bande di paese e una straordinaria capacità di improvvisazione, al punto da sperimentare e talvolta modificare i modelli di ritmo.[^4] Si mescolarono al ragtime, alle marce delle brass band afroamericane, ai blues. Da questo incrocio, africano nelle sue fondamenta più profonde, ma arricchito da mille apporti, nasceva qualcosa di nuovo.

Il ragazzino testardo

Girolamo La Rocca, paradossalmente, non voleva che suo figlio facesse il musicista. Pur essendo lui stesso cornettista, disapprovava la passione di Nick per lo strumento e per quel tipo di musica.[^5] La casa dei La Rocca era una famiglia siciliana severa, che dava grande peso all’educazione musicale formale e guardava dall’alto in basso il ragtime e la musica “informale” che il ragazzo amava.[^6]

Solo dopo la morte del padre, avvenuta nel 1904, Nick, appena quindicenne, diede libero sfogo alla sua passione.[^5] Le prime esibizioni furono umilissime: suonava le sue prime composizioni davanti alla cassiera del teatro vicino casa.[^5]

Si formò ascoltando di tutto. Sosteneva di aver imparato osservando i musicisti dell’opera francese, faceva il macchinista alla Old French Opera, e suonando sopra i dischi di John Philip Sousa.[^7] Ma non era affatto sordo alla musica di strada: era nell’età giusta per aver visto suonare Buddy Bolden, il trombettista oggi considerato il primo musicista jazz, e diversi testimoni lo ricordano mentre osservava da vicino i grandi artisti afroamericani di New Orleans, tra cui il maestro della tromba King Oliver.[^7]

Il 26 febbraio 1917: il primo disco jazz

Nel 1916 Nick La Rocca entra a far parte del gruppo di Johnny Stein, formato da musicisti reduci dalle band di “Papa” Jack Laine.[^8] A metà di quell’anno alcuni dei musicisti lasciano Stein e danno vita alla Original Dixieland Jass Band (ODJB), il termine “jass” sarebbe diventato “jazz” entro la fine dell’anno.[^9][^8]

La formazione: La Rocca alla cornetta, Eddie Edwards al trombone, Larry Shields al clarinetto, Henry Ragas al piano, Tony Sbarbaro alla batteria.[^9]

Il loro stile era esuberante, rumoroso, quasi circense: tromba, clarinetto, trombone, batteria e piano intrecciati in un contrappunto improvvisato e travolgente. A New York, durante la Prima guerra mondiale, fecero furore.[^10]

Poi arrivò il momento che li consegnò alla storia. Il 26 febbraio 1917, nello studio della Victor Talking Machine Company a New York, la band incise “Livery Stable Blues” e “Dixie Jass Band One Step”.[^11][^2] Quel disco diventa il primo disco jazz mai pubblicato.[^9]

Attenzione: quel suono non si sentiva per la prima volta. A New Orleans esisteva da anni.

Ma era la prima volta che veniva fissato su un supporto e diffuso nel mondo. Il jazz smetteva di essere un fenomeno locale e diventava globale.[^2] E lo faceva attraverso cinque ragazzi bianchi guidati da un siciliano.[^2]

A questa prima incisione seguirono successi enormi, su tutti la celeberrima “Tiger Rag”, uno dei brani più registrati nella storia del jazz, di cui La Rocca fu accreditato come autore.[^9] Nel 1919 la band arrivò perfino a Londra, esibendosi davanti alla famiglia reale di Giorgio V.[^5]

Il paradosso e l’uomo difficile

E qui la storia si complica, e un racconto onesto non può ignorarlo.

Il disco che portò il jazz alla ribalta mondiale non fu suonato dagli afroamericani, i veri creatori di quel linguaggio, ma da musicisti bianchi.[^2] Già questo è un paradosso. Ma il problema più grande fu Nick La Rocca come uomo.

Con il passare degli anni, La Rocca cominciò a definirsi non solo come pioniere, ma come “l’inventore del jazz”, lamentandosi apertamente che agli afroamericani fosse stato attribuito troppo merito nella nascita di quella musica.[^12] In una lettera del 1936 alla rivista Tempo arrivò a scrivere che la loro era «strettamente musica dei bianchi», sostenendo, con argomentazioni apertamente razziste, che fossero stati i bianchi a insegnare quella musica agli afroamericani, e non viceversa.[^7] Una posizione che ribadì negli anni e che il documentario di Ken Burns Jazz ha consegnato alla memoria collettiva.[^13]

Sono affermazioni storicamente insostenibili e moralmente indifendibili.

Il jazz affonda le radici nella sintesi culturale afroamericana, ritmi africani, spiritual, work song, ragtime, blues, e in figure come Buddy Bolden, attivo già negli anni Novanta dell’Ottocento, ben prima della ODJB.[^14]

Lo stesso La Rocca, peraltro, tendeva a sminuire gli altri membri della band e a riscrivere la storia a proprio vantaggio, al punto che gli storici hanno faticato a separare i fatti dalla sua sistematica auto-celebrazione.[^15]

L’eredità di Nick La Rocca

La Original Dixieland Jass Band incise il primo disco jazz della storia e fu la band più influente nel diffondere quel suono dal 1917 al 1921, portandolo da stile regionale a fenomeno internazionale.

Non a caso, lo stesso Louis Armstrong dichiarò di essersi ispirato da giovane al “suono nuovo” di quella band.[^16]

Dall’altro lato c’è l’uomo che provò a cancellare i veri padri di quella musica per ragioni razziali, tanto che, ancora oggi, parte della comunità jazz di New Orleans lo considera un “ladro musicale” e un suprematista bianco.[^13] Il merito storico della diffusione non gli toglie la responsabilità morale di aver alimentato una menzogna.

La verità più giusta è probabilmente questa: La Rocca non inventò il jazz, ma fu il primo a inciderlo e a venderlo al mondo. Fu un grande divulgatore e, allo stesso tempo, un testimone scomodo di come la storia culturale americana sia attraversata da appropriazioni e ingiustizie.

Nel 1992, in occasione del 75° anniversario di quel primo disco, a Salaparuta si organizzò un “Nick La Rocca Memorial Day”, con un convegno di studi e un concerto della Sicilia Jazz Big Band.[^15]

Negli anni la figura è stata raccontata in libri, dal jazzista siciliano Claudio Lo Cascio, autore di Una storia del jazz: Nick La Rocca (1991), a Salvatore Mugno, e in un documentario, Sicily Jass, che ha portato la storia nei festival internazionali.[^15][^5]

A dare alla vicenda la sua platea più ampia è stato però Renzo Arbore.

Il suo film-documentario “Da Palermo a New Orleans… e fu subito Jazz”, diretto dal regista palermitano Riccardo Di Blasi e prodotto dallo stesso Arbore, è andato in onda su Rai 2 il 16 dicembre 2013.[^16][^17]

Girato tra Palermo, Salaparuta, New Orleans, New York e Chicago, intreccia la storia di La Rocca con quella di altri musicisti italoamericani come Louis Prima e Leon Roppolo, e si apre con una frase che è quasi un manifesto: pochi sanno che il primo disco jazz della storia lo incise un siciliano.[^16][^17]

Per il Belìce, vedere il nome di Salaparuta dentro un programma di prima rete nazionale è già di per sé una piccola lezione su quanto valga questa storia.

La lente Belìce: Perché questa storia ci riguarda?

Perché dimostra una cosa che a queste latitudini si tende a dimenticare: da un piccolo comune dell’entroterra siciliano è partita una traiettoria che ha toccato la storia della musica mondiale. Non come curiosità da targa commemorativa, ma come prova concreta di quanto la diaspora belicina e siciliana abbia inciso, letteralmente, sul Novecento.

Eppure resta la sensazione di un patrimonio sotto-utilizzato. C’è un filo che lega Salaparuta a New Orleans, l’entroterra del Belìce alla nascita del jazz, ed è un filo che racconta esattamente ciò che la Valle del Belìce è: un territorio che viaggia, si mescola al mondo, lascia un segno, e poi spesso dimentica di averlo lasciato.

Forse il modo migliore di onorare questa storia non è celebrare un “siciliano che inventò il jazz”, perché non lo inventò, e la verità è più interessante della leggenda.

È invece riconoscere che la Valle del Belìce è stata, e per certi aspetti è ancora, un punto di partenza che conta in molti settori, nonchè nell’arte e cultura globali.

Una terra che, come la cornetta di Girolamo, ha sempre qualcosa da mettere nel baule.

Fonti

[^1]: Da Salaparuta a New Orleans. Le origini siciliane del jazz, Inchiesta Sicilia, https://www.inchiestasicilia.com/da-salaparuta-a-new-orleans-le-origini-siciliane-del-jazz/

[^2]: Nick La Rocca: il siciliano che registrò il primo disco jazz, BeSicilyMag, https://www.besicilymag.it/2025/08/societa/nick-la-rocca-il-siciliano-che-registro-il-primo-disco-jazz/

[^3]: Nick La Rocca, Lem56, https://www.lem56.it/j11.html

[^4]: Da Salaparuta a New Orleans. Le origini siciliane del jazz, Inchiesta Sicilia (sul contatto tra siciliani e afroamericani e l’improvvisazione), https://www.inchiestasicilia.com/da-salaparuta-a-new-orleans-le-origini-siciliane-del-jazz/

[^5]: “Sicily Jass”: la storia di Nick La Rocca a Salina e Taormina, Cinecittà News, https://cinecittanews.it/sicily-jass-la-storia-di-nick-la-rocca-a-salina-e-taormina/

[^6]: Nick LaRocca’s House, New Orleans Music Map (A Closer Walk NOLA), https://acloserwalknola.com/places/nick-laroccas-house/

[^7]: Brian Boone / Slate, Nick LaRocca and the first jazz record, at 100 (1936, lettera a Tempo; formazione musicale; Buddy Bolden e King Oliver), https://slate.com/culture/2017/02/nick-larocca-and-the-first-jazz-record-at-100.html

[^8]: Nick LaRocca (1889–1961), The Syncopated Times, https://syncopatedtimes.com/nick-larocca-1889-1961/

[^9]: Original Dixieland Jass Band, Wikipedia (EN), https://en.wikipedia.org/wiki/Original_Dixieland_Jass_Band

[^10]: Nick LaRocca, Wikipedia (EN), https://en.wikipedia.org/wiki/Nick_LaRocca

[^11]: Un secolo fa il primo disco jazz […] del siculo-americano Nick La Rocca, SicilyMag, https://www.sicilymag.it/un-secolo-fa-il-primo-disco-jazz-quello-della-original-dixieland-jass-band-del-siculo-americano-nick-la-rocca.htm

[^12]: Nick LaRocca (1889–1961), The Syncopated Times, https://syncopatedtimes.com/nick-larocca-1889-1961/

[^13]: Michael Patrick Welch, The White Guy Who Claimed He Invented Jazz (documentario Jazz di Ken Burns; percezione nella comunità di New Orleans), https://michaelpatrickwelch.org/2014/09/03/the-white-guy-who-claimed-he-invented-jazz-narratively-aug-2014/

[^14]: The History of Jazz in New Orleans, Country Roads Magazine (radici afroamericane, Buddy Bolden, Nicholas Payton e il termine “BAM”), https://countryroadsmagazine.com/art-and-culture/music/how-new-orleans-became-the-cradle/

[^15]: Nick La Rocca, Wikipedia (IT), https://it.wikipedia.org/wiki/Nick_La_Rocca

[^16]: “Da Palermo a New Orleans…e fu subito jazz”: Renzo Arbore torna in tv con un docu-film sulle origini del genere, RB Casting (regia di Riccardo Di Blasi; Louis Prima e Leon Roppolo; Enrico Rava e Marco Molendini), https://www.rbcasting.com/altri-articoli/2013/12/14/

[^17]: “Da Palermo a New Orleans…e fu subito Jazz” con Renzo Arbore su Rai due, Teleblog (messa in onda su Rai 2, 16 dicembre 2013), https://www.teleblog.it/63402/news-serietv/da-palermo-a-new-orleans-e-fu-subito-jazz-con-renzo-arbore-su-rai-due-in-seconda-serata.html

Domande frequenti

Il jazz è nato nella Valle del Belìce?
No. Il jazz nasce dalla cultura afroamericana di New Orleans, con radici in blues, ragtime e spiritual. La Valle del Belìce entra nella storia perché Nick La Rocca — leader della band che nel 1917 incise il primo disco jazz — era figlio di Girolamo La Rocca, emigrato di Salaparuta.
Chi era Nick La Rocca?
Dominic James "Nick" La Rocca (1889–1961) era un cornettista italoamericano nato a New Orleans, figlio di un calzolaio e musicista originario di Salaparuta, in provincia di Trapani. Dopo la morte del padre nel 1904 si dedicò alla musica e divenne leader della Original Dixieland Jass Band.
Quando fu registrato il primo disco jazz della storia?
Il 26 febbraio 1917, nello studio della Victor Talking Machine Company a New York, la Original Dixieland Jass Band incise "Livery Stable Blues" e "Dixie Jass Band One Step". Fu la prima volta che il jazz venne fissato su un supporto e diffuso oltre New Orleans.
Nick La Rocca ha inventato il jazz?
No. Il jazz esisteva già a New Orleans da anni, con figure come Buddy Bolden attive già negli anni Novanta dell'Ottocento. La Rocca non inventò il jazz, ma fu il primo a inciderlo su disco e a portarlo alla ribalta internazionale — una distinzione storica che l'articolo chiarisce esplicitamente.
Perché la figura di Nick La Rocca è controversa?
Pur avendo contribuito alla diffusione mondiale del jazz, negli anni La Rocca si definì "inventore del jazz" e sostenne tesi razziste, attribuendo ai bianchi la paternità di una musica afroamericana. Storici e la comunità jazz di New Orleans hanno criticato queste affermazioni come storicamente infondate e moralmente indifendibili.
Qual è il legame tra Salaparuta e New Orleans?
Dopo l'Unità d'Italia migliaia di siciliani emigrarono verso New Orleans, crocevia portuale tra Europa e America. Girolamo La Rocca partì da Salaparuta portando con sé la cornetta della banda del paese. Lì nacque Nick, in un contesto dove musicisti siciliani e afroamericani condividevano mestieri umili e scambi musicali.

Giampaolo Tumminello

La rete di contributor di Belìce Talks produce contenuti originali e approfondimenti sul territorio della Valle del Belìce.